Vestirsi bene e comportarsi male - La sottocultura hooligans

In Inghilterra, durante gli anni 80, la sottocultura hooligans crebbe a dismisura e da quel momento in poi lo stile urban non fu più lo stesso.


VESTIRSI BENE E COMPORTARSI MALE


Questo ideale nacque attorno agli anni 80, in inghilterra, dove il fenomeno hooligans era ormai dilagato in tutto il paese. All'epoca era semplice identificare i gruppi ultras, solitamente skinhead omologati nel look e distinguibili solamente attraverso i colori del team d'appartenenza.
Troppo semplice così per i cops, che iniziarono a reprimere il movimento catturando  e manganellando tutti coloro che erano facilmente identificabili come facinorosi. A seguito di ciò nacque l'esigenza di nascondersi tra la folla, mescolarsi alla massa, diventare irriconoscibili.

IL NUOVO LOOK


Il modo migliore per cambiare le apparenze era dunque quello di rivoluzionare il look, adottando uno stile "casual" copiando il tifoso medio britannico. Nacque così una vera e propria sottocultura fatta di abiti firmati, sneakers caratteristiche e scontri senza tregua.

Blood, sweat and beer - Senza Tregua

Tra le marche più in voga nel movimento casual come non citare Stone Island, C.P. Company, entrambi noti brand italiani, Fred Perry, Lacoste, Barbour, Lyle and Scott, Ben Sherman, Sergio Tacchini, Fila e molti altri.
Stone Island in particolare divenne celebre con il suo iconico tranch apparso nel film Hooligans.


Col passare degli anni furono le sneakers a dominare lo stile della sottocultura casual con le Adidas Stan Smith in colorazione rigorosamente bianca con varianti a logo verde o blu a fare da protagoniste. Successivamente vennero presi come riferimento anche altri modelli di Adidas Original provenienti dal mondo del futsal e della pallamano, tra cui Gazelle, Samba e Spezial. Oltre alle Adidas, sugli spalti non era difficile notare nelle curve anche New Balance, Diadora, Fred Perry. 
Le Gazelle, con le loro infinite colorazioni, divennero un'icona del mondo casual hooligans chiudendo l'era delle scarpe bianche e della cultura del "Black Heart, White Shoes".


Posta un commento

0 Commenti