Jordan Heir Series 2: la scarpa che accelera il futuro del basket femminile
Jordan Brand continua a fare quello che molti dichiarano ma pochi realizzano davvero: investire sul basket femminile con serietà, ascolto e visione. Con la nuova Heir Series 2, il brand non si limita a rinnovare una silhouette, ma rafforza una presa di posizione culturale e sportiva precisa: il futuro del gioco passa anche – e sempre di più – dalle donne. Lanciata ufficialmente il 20 febbraio 2026 a livello globale, la Jordan Heir Series 2 nasce da un lavoro profondo di analisi, test sul campo e confronto diretto con atlete che vivono il parquet come spazio di espressione, velocità e creatività. Non è una “women’s version” adattata, ma una scarpa progettata per il gioco femminile, partendo dalle sue reali esigenze. Ed è qui che Jordan fa la differenza.

Velocità, tagli e controllo: il cuore del progetto
La Heir Series 2 è costruita attorno a due concetti chiave del basket femminile contemporaneo: running e cutting. Il gioco è più dinamico, le transizioni sono più frequenti, il numero di possessi più elevato. Serve quindi una scarpa capace di rispondere a ritmi alti senza sacrificare stabilità e comfort. La nuova unità Air Zoom sull’avampiede è una delle innovazioni più rilevanti del modello. Offre una risposta immediata, fondamentale per cambi di direzione rapidi e accelerazioni improvvise. A questo si aggiunge una midsole Cushlon 3.0 drop-in, più spessa rispetto alla versione precedente, avvolta da uno strato supplementare di foam sopra l’outsole. Il risultato è un mix riuscitissimo di ammortizzazione, reattività e comfort prolungato. Tradotto: più sicurezza nei movimenti, meno affaticamento, più libertà di spingere il ritmo.

Containment leggero e trazione intelligente
Dal punto di vista strutturale, la Heir Series 2 utilizza una gabbia in TPU traslucido che garantisce contenimento leggero senza irrigidire la scarpa. Una scelta intelligente, perché accompagna il piede anziché costringerlo, permettendo una maggiore naturalezza nei movimenti laterali. La suola in gomma con pattern a spina di pesce (herringbone) assicura trazione multidirezionale, fondamentale per un gioco fatto di continui stop-and-go. Ogni dettaglio è pensato per sostenere velocità e controllo, due elementi centrali nel basket femminile moderno.

Il contributo delle atlete: Napheesa Collier in prima linea
Uno degli aspetti più riusciti del progetto Heir Series è il coinvolgimento diretto delle atlete. Napheesa Collier, cinque volte WNBA All-Star e volto chiave del team Jordan Brand, ha contribuito attivamente allo sviluppo della scarpa. Le sue parole non suonano come una dichiarazione di facciata, ma come il feedback di chi vive davvero il gioco: flessibilità, stabilità e supporto sono stati i punti di partenza per migliorare una silhouette già apprezzata nella prima versione. La Heir Series 2 non stravolge, ma evolve in modo mirato, ascoltando chi il parquet lo calpesta ogni giorno.

Design funzionale, identità forte
Dal punto di vista estetico, la Heir Series 2 mantiene una silhouette pulita, moderna, affilata, coerente con il linguaggio Jordan Brand ma senza risultare derivativa. I colorway audaci celebrano il ruolo centrale delle atlete nel definire la cultura cestistica contemporanea, mentre dettagli come l’hair tie removibile sul tallone rappresentano un omaggio pratico e simbolico al mondo del basket femminile. È una scarpa che comunica performance, ma anche identità. E lo fa senza urlare.

Il mio parere: un progetto che va rispettato
Da osservatori attenti e da giornalisti, lo diciamo senza giri di parole: la Heir Series 2 è uno dei progetti più coerenti e intelligenti mai realizzati da Jordan Brand per il basket femminile. Non perché “inclusivo” per definizione, ma perché nasce dall’ascolto, dal rispetto e da un reale investimento tecnico. È una scarpa che non cerca di semplificare il gioco delle donne, ma di esaltarne la complessità, la velocità e la bellezza. E questo, oggi, è il vero lusso nello sportswear. Jordan Brand non sta seguendo il trend: sta costruendo eredità. E il nome Heir non è mai stato così azzeccato.